
Il Teatro degli Orrori torna con un secondo capitolo decisamente convincente.
A Sangue Freddo è una vera chicca che innalza a grandi livelli il rock del belpaese.
Capovilla e compagni mischiano in 12 tracce moltissimi temi importanti ed attuali e finalmente si riscopre il valore della lirica in quanto si riesce a dare peso ad ogni parola scritta. Non per niente questo aspetto è molto curato dal front-man della band che in ogni occasione ribadisce come sia importante comunicare temi rilevanti nel modo più semplice in cui le persone possono capirlo, ovvero attraverso la musica.
Si tratta del sempreverde amore materno di Io Ti Aspetto o la tristezza della fredda solitudine di Due (“guardati intorno e dimmi se c\'è qualcosa che possa mai durar per sempre tutto quanto è destinato a scomparire” ), Direzioni Diverse e Die Zeit.
Oltre a questi aspetti possiamo trovarne altri molto interessanti..per esempio A Sangue Freddo, dove in 3 minuti scarsi di canzone si ricorda il crudele assassinio del poeta nigeriano Ken Saro Wiwa, “reo” di essere andato contro le multinazionali responsabili della contaminazione del delta del Niger a causa degli scarti petroliferi.
Per cogliere la varietà di questo disco si possono poi vedere delle fotografie della società e del mondo attuale alla deriva in Alt! e in Padre Nostro e la cultura con la C maiuscola di Majakovskij libera rilettura de “All’Amato Se Stesso Dedica Queste Righe l’Autore”, di Vladimir Majakovskij.
Musicalmente possiamo dividere il disco in due step, la prima parte più grintosa e violenta, la seconda più distesa e poetica. Rispetto al primo lavoro migliorano il sound, la produzione e il cantato di Capovilla che si affina di anno in anno. Possiamo dire che il lavoro si dimostra nella sua aggressività musicale, più soft e ricercato del primo che si manifestava maggiormente esplosivo e diretto.
Concepito in circa un anno, registrato e mixato in 33 giorni alle Officine Meccaniche di Milano dal bassista della band Giulio Ragno Favero, il lavoro vanta la partecipazione di molti artisti dell’underground tra i quali ricordiamo Jacopo Battaglia (Zu), Nicola Manzan (Bologna Violenta), Giovanni Ferliga (Aucan). Importante è anche la collaborazione con uno dei gruppi più caldi del momento, i Bloody Beetroots, grazie ai quali “Direzioni Diverse” è diventato un punto d’incontro tra rock e sound elettronico che mai aveva sperimentato prima Il Teatro.
Un disco, “A Sangue Freddo”, che conferma la qualità e l’energia della band.
Davvero complimenti!
GB